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«Uno sguardo critico, posto di fronte a uno spettacolo del Teatro Sotterraneo, è costretto a muoversi in una duplice direzione: da un lato deve sostare sul palcoscenico, valutare le scelte registiche e l’intensità degli attori, il ruolo della musica e l’utilizzo dei costumi o delle proiezioni video. Ci sono molte azioni fisiche sopra e sotto il palcoscenico, fra il pubblico, una narrazione franta, domande e dialoghi in presa diretta con gli spettatori secondo lo stile di Sotterraneo, ritmo veloce che per questo potrebbe sviare verso la visionarietà estetica un po’ prossima alla forma delle video performances. Ma è nell’“After” che Teatro Sotterraneo dà il meglio di sé. Il palco ospita un’inutile e improvvisata conferenza Onu: una decina di rappresentanti eletti lì per lì, soltanto a condividere il silenzio con i tre attori, che ormai sono soldati (anche nei costumi) e hanno preso il controllo della situazione.

Nella seconda sezione, si allude in maniera anche non troppo velata che, dietro le belle parole, il teatro che è stato appena fondato pensa la cultura come uno strumento di esaltazione delle guerre trascorse e di apologia di quelle future. E tuttavia i tre attori ricercano un effetto volutamente grottesco: Angius, Bonaventura e Cirri mettono adesso in scena un un pastiche di segmenti cinematografici, reali o immaginati. Perché ci induce a soffermarci sul fatto che l’odio chiama odio. Con commovente intelligenza, entrambe le compagnie condividono con noi la riflessione sul fatto che nulla cambia, e per questo ci riguarda, in questo incedere propagandato delle ragioni e degli imperi sopra le nostre teste chine». E provano a raccontarci una storia impossibile sullo scenario mondiale, attualissimo al punto che nella estrema azione di coinvolgimento del pubblico – assai consenziente – portano sulla scena gli “attori” afoni di una impossibile trattativa diplomatica internazionale. Questo confine labile tra lo spazio del pubblico e quello della scena, é la prima cosa a colpirmi.

Non è uno spettacolo contro la retorica di guerra, questo: è uno spettacolo su come tutti subiamo i duplicati della realtà. Le luci restano accese quando lo spettacolo inizia, e i tre attori (in arrangiati abiti militari), iniziano la loro intervista al pubblico, creando una scottante situazione da speak show televisivo. Non lo sono davvero, perché questo micidiale gruppo toscano ci ha dimostrato, da tempo, che l’interazione col pubblico è alla base del loro teatro. D’altra parte, non sono stati chiamati proprio per questo? Valters Silis e Teatro Sotterraneo sono adulti che non si sono dimenticati di essere stati bambini. Il processo di “oggettificazione” dello spettatore si conclude nell’ultima parte del gioco, che coincide con la nice della guerra.

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